Il commento dei campioni italiani 2012 al campionato nazionale di Arco

Stefano Longhi, prodiere di Enrico Michel, ci racconta il campionato italiano 2012 di Arco e la storia della lunga amicizia che lega i campioni italiani.
Mi è stato chiesto di scrivere due righe sul campionato appena svolto e lo faccio con estremo piacere perché molti pensieri e ricordi sono passati nella mia testa in questi giorni.
Il primo ricordo che mi viene mente è quello del 1997 dove alla Triestina della Vela dopo aver appena vinto il campionato con la prua John Turazza, Enrico mi chiese se avessi voluto regatare con lui l’anno seguente.
Lascio immaginare a tutti voi il mio entusiasmo per essere stato scelto dal miglior timoniere italiano dello snipe.
La cosa particolare di questo ricordo è che ero furibondo con la mia timoniera e fidanzata di allora Francesca Cappello, perché avevamo rovinato un buon campionato con un’ultima prova disastrosa a causa di un rientro nella linea di partenza per una presunta partenza anticipata che invece non c’era, e questa mia arrabbiatura aveva colpito molto Enrico, soprattutto per la mia reazione a terra.
L’anno dopo con Enrico iniziammo ad allenarci secondo un metodo molto simile al metodo Montessori. Unica variante in positivo era che non venivo percosso sulle mani perché mi servivano per regatare. A parte gli scherzi allenarsi con Enrico è sempre un piacere per le cose che sa insegnarti e trasmetterti e per l’intensità che viene messa durante gli allenamenti. Per Enrico l’allenamento inizia da quando la barca viene messa in acqua a quando viene tirata su. Anche armare e disarmare rapidamente la barca fa parte dell’allenamento e con il tempo ho imparato che ha veramente ragione.
Il ’98 è l’anno del campionato di Riva dove arriviamo allenatissimi e carichissimi e dove eravamo sicuramente i favoriti non tanto per le capacità del sottoscritto, che in effetti all’epoca erano veramente basse, quanto per il fatto che Enrico era il campione italiano in carica ed era già al suo sesto o settimo titolo.
In quel campionato girammo tutte le prime bolina al primo posto con almeno 50 m di vantaggio sugli avversari e poi una centratura alquanto azzardata di Enrico, al quale all’epoca non avevo né coraggio nè le competenze per controbattere, ci rese veramente lenti al lasco che venimmo superati da Bernardis e Bolletti concludendo quindi quel campionato al terzo posto. In quel campionato venimmo anche ingiustamente squalificati una prova che avevamo concluso al primo posto per un incrocio mure a diritta / mure a sinistra e questo ci costò il titolo. In realtà l’errore maggiore fu quello della centratura però questa ingiusta squalifica ce la siamo sempre portata dietro come un’ingiustizia che ci aveva privato di un titolo che a noi sembrava meritato.
Gli anni seguenti regatammo sempre assieme facendo un terzo posto e anche peggio ai campionati successivi.
Nel 2000 decidemmo concordemente di separarci perché io avevo voglia di timonare ed Enrico aveva bisogno di un anno sabbatico perché la sua vita in quel momento non era proprio tranquillissima.
Per 10 anni, all’interno dei quali è successo veramente di tutto, abbiamo regatato separati dove io ho fatto il timoniere ed Enrico è anche passato a fare il portiere di Manu Hens negli eventi internazionali con eccellenti risultati a livello Mondiale ed Europeo.
Questo in sintesi è un breve riassunto di come Enrico ed io abbiamo iniziato a regatare e di come è nata l’amicizia tra di noi.
Domenica scorsa quando abbiamo girato l’ultima boa di bolina ed abbiamo iniziato la poppa tutti questi ricordi sono riaffiorati nelle nostre menti e ci siamo resi conto che incredibilmente eravamo molto vicini a vincere il nostro primo campionato assieme.
La cosa incredibile è che quest’anno avevo la sensazione che avremmo potuto vincere il campionato, pur senza allenamento e sapendo che c’erano altri equipaggi molto più forti di noi quali Poggi-Vanni, Solerio-Simonetti, Fantoni-Gerin, Zaoli-Ortelli ed altri che durante il campionato danno il meglio di sé rendendo quindi difficile la scalata al titolo. Durante la crociera estiva nella quale il mio allenamento al cibo e al calice è stato veramente duro (credo di essere ingrassato almeno 4 chili) ho però confessato alla nostra personal trainer, la mitica Alessandra Gianolla, questa mia sensazione pur sapendo di contravvenire a tutte le antiche regole scaramantiche di Enrico.
A tal riguardo è necessario aprire una parentesi perché nonostante gli anni Enrico riesce sempre a stupirmi.
Chi di voi non avrà notato che le barche dove regata Enrico, la mia compresa, vengono infestate da nastro isolante verde perchè “porta bon”?
Chi di voi non avrà notato che Enrico si veste come un migrante scappato dall’Albania perché quella maglietta ” porta bon”?
Chi di voi non avrà notato che Enrico ai quattro minuti prima della partenza si toglie il cappellino perché ” porta bon”?
Ci sono molti altri più piccoli gesti scaramantici che Enrico fa prima, durante e dopo le regate! D’ora in poi state molto più attenti e segnalate alla classe ogni piccolo gesto che ritenete scaramantico. A fine anno un bel premio verrà dato a chi avrà individuato più gesti scaramantici possibile!
Lui però dice ” scaramantico mi?” nel noto idioma bisiaco!
Dopo questa parentesi sulla scaramanzia ritorniamo ai pensieri che ci hanno accompagnato nell’ultima poppa.
Il primo pensiero, confessato reciprocamente solo dopo aver tagliato il traguardo, è stato che il lago di Garda ci ha restituito quello che ritenevamo ci avesse tolto 14 anni fa.
Il secondo pensiero che è passato nella mia mente è stato che 10 anni fa, negli stessi giorni, stavo iniziando il mio primo ciclo di chemioterapia e che invece adesso stavo vincendo un titolo che ormai non attendevo praticamente più sia per il fatto che il livello è aumentato veramente e ci sono tanti equipaggi contro cui combattere sia perché erano presenti il terzo classificato all’Europeo assoluto, l’equipaggio Poggi-Vanni sia perché Solerio-Simonetti avevano incasellato tre primi posti su quattro prove e sembravano veramente imbattibili.
Il terzo pensiero ha riguardato il principale motivo del nostro successo e cioè la tranquillità che abbiamo a bordo grazie all’amicizia che ci lega e alla stima reciproca che non ci fa mai perdere di vista la regata anche nei momenti difficili evitando così arrabbiature che non portano altro che ad una maggior distrazione.
Tanti altri pensieri per le persone che mi stanno vicino nella vita hanno avvolto la mia mente ed erano talmente tanti che alla fine sono svaniti per l’emozione e ad entrambi è scappata una lacrimuccia.
La cosa più bella di tutte è stata però la dimostrazione di stima e affetto da parte di tutti i regatanti nei nostri confronti al nostro rientro a terra. Grazie veramente di cuore a tutti da parte mia.
Come per tutte le cose che finiscono bene si deve infine passare ai ringraziamenti quindi devo ringraziare Enrico per avermi portato alla conquista del titolo e per sopportare i miei eccessi (di peso), mia moglie Sandra che mi lascia sempre andare in giro a regatare senza farmelo mai pesare e mia mamma che al varo della barca aveva rotto la bottiglia al primo colpo, e come ben si sa “porta bon”.
Avrei ancora moltissime cose da dire ma temo di annoiarvi quindi ancora un grazie a tutti, allo Snipe che è veramente una bella barca e a presto sui campi di regata.