Intervista a Enrico Michel

Enrico Michel

Alberto Schiaffino ha posto alcune domande a Enrico Michel, bravo e noto snipista triestino che ha il nostro amato beccaccino nel sangue, essendo figlio di quel Sergio Michel che tanto ha dato nel passato alla classe. Enrico ha deciso di fare dello snipe anche il suo lavoro, avendo creato la DB marine.

AS: Ciao Enrico, fin da quando mi sono avvicinato al mondo del Beccaccino sei stato il mio “pusher” di tecnologia snipistica. Vele, attrezzature, barche …. Comprare da te è sempre stata un’esperienza diversa, in cui il prezzo era solo un dettaglio quasi insignificante, per l’attenzione, la cura e la passione che mettevi in ciò che davi. Come campione mi hai ispirato non tanto per i risultati quanto per il comportamento; ti ho seguito con attenzione e desideravo farti alcune domande, che penso possano interessare tutti gli snipisti.
AS: Come è avvenuta la trasformazione da semplice sportivo a professionista della vela? Come guardi oggi al momento in cui hai deciso di “cambiare mestiere”?
EM: La scelta è stata quasi obbligata, Il lavoro che svolgevo in precedenza mi era giunto veramente oltre il limite di umana sopportazione. E’ stato un periodo della mia vita in cui sono cambiate molte cose compresa la mia situazione familiare. Ho trovato occupazione in un cantiere che costruiva barche da 40′ e lì ho appreso i fondamentali di questo mestiere, poi l’incontro e la collaborazione con Jan Persson che ha portato all’acquisizione in seguito del brand Persson Snipe.
Tirando un po’ le somme a distanza di otto anni da quando ho cambiato mestiere posso dire che questo lavoro è certamente più faticoso, non esistono orari né w.end e… ultimo ma non meno importante i soldini sono pochi. Però mi piace, le soddisfazioni per contro sono, fino ad ora, state tante. Ho potuto viaggiare molto e conoscere persone speciali. Non tornerei indietro, assolutamente.

AS: All’inizio della tua esperienza di costruttore hai avuto alcuni problemi da mettere a punto; poi hai raggiunto un ottimo livello di produzione, hai vinto tantissimo ed oggi i tuoi snipe sono apprezzati e richiesti in molte parti del mondo. Quali sono state le maggiori difficoltà e quali le maggiori soddisfazioni?
EM: La responsabilità di portare avanti la tradizione di Jan Persson senza deludere il mercato è stata pesante. Il Persson Snipe aveva vinto tutti i mondiali dal 1993 in poi, tutti gli europei e buona parte dei W.emisphere oltre a centinaia di titoli nazionali a partire dalla stessa data. Nel gennaio del 2008 ci siamo trovati, immediatamente dopo aver rilevato gli stampi ed il brand da Jan Persson, a dover cambiare la prua della barca in seguito ad una decisione presa dalla Scira nel corso del mondiale di Oporto del 2007. In quella sede era stato rilevato infatti che gli spigoli della prua del “vecchio” Persson andassero oltre le tolleranze consentite dal regolamento. Da qui la necessità di produrre degli stampi nuovi e creare una barca che fosse all’altezza della precedente. Jan Persson è venuto personalmente in Italia ed abbiamo lavorato circa un mese sul modello che avrebbe dato vita al nuovo DB Persson Snipe. La soddisfazione è stata capire di essere riusciti a centrare l’obiettivo, la barca ha cominciato a vincere da subito dimostrandosi veloce in particolare nelle andature portanti.  Vedere la nostra barca vincere il mondiale del 2009 a S.Diego è stata veramente unica! 

AS: Ci puoi dire quali sono i punti di forza di DB Marine?
EM: L’entusiasmo. Siamo un gruppo di persone molto amiche a cui piace fare il nostro lavoro. Non smettiamo mai di pensare a come poter migliorare questa o quella cosa, abbiamo iniziato con migliorare i materiali (le resine, i tessuti, il controllo della distribuzione dei pesi, il forno per un miglior controllo qualitativo) nel rispetto della tradizione costruttiva danese. Abbiamo poi lanciato un nuovo, apprezzatissimo timone che è stato una mezza rivoluzione, abbiamo quindi modificato la deriva rendendola più leggera in alto per ottenere un baricentro migliore nelle andature portanti senza perdere di vista le torsioni cui essa è soggetta. Tentiamo, per quanto possibile, di essere presenti a buona parte dei principali eventi  della stagione perchè siamo convinti che il contatto con i regatanti di tutti i livelli sia fondamentale per migliorare il nostro prodotto.

AS: Come vedi la concorrenza, in particolare dei cantieri spagnoli, AX e Zeltic?
EM: Possiamo dire con orgoglio di essere lo snipe più copiato al mondo ed i due cantieri che tu nomini non fanno certo eccezione. Stiamo parlando certamente di due buone barche ma non possiamo dimenticare neanche il brasiliano Diemer che produce ogni anno numeri importanti destinati però totalmente al mercato interno o i cantieri giapponesi quali Okumura e Tsujido per finire con lo statunitense Jibe Tech. Più che la concorrenza tra i cantieri a livello mondiale vedo drammatica la situazione del mercato condizionato dalla crisi: negli ultimi due-tre anni i numeri velici rilasciati a livello internazionale è passato dagli usuali  120/130 a scarsi 80 l’anno. I dati dimostrano che anche l’inizio del 2012 non faccia eccezione, la vita per i cantieri produttori di snipe si è fatta certamente molto difficile.

AS: Sei sempre stato attentissimo ai particolari; ci sono delle novità che stai apportando allo scafo o alle attrezzature?
EM: Certamente sì, la nostra politica è sempre stata quella di un miglioramento continuo. Per quest’anno posso dire che la novità sarà piuttosto importante. Non vorrei aggiungere altro per il momento almeno fintantochè il progetto non sarà portato del tutto a termine. Ovviamente al momento opportuno sarete i primi ad esserne informati 🙂

AS: Qual è la vittoria o l’esperienza di regata più bella che ricordi?
EM: Da timoniere non posso prescindere dal ricordare ogni titolo Italiano vinto, sono dei momenti magici in cui vedi premiati gli sforzi e i sacrifici di anni però, se proprio devo menzionare un momento in particolare mi piace parlare dell’ultima prova dell’Italiano di Muggia del 2003; è stato un campionato strano, avvelenato da eventi imprevisti (chiatte che attraversano il campo di regata falsando completamente una prova), dubbie decisioni arbitrali e conseguenti brutte polemiche. Per farla breve alla vigilia dell’ultima prova ci troviamo in testa nel giro di un punto in tre: Tomsic-Mocilnick, Fantoni-Ferrari Bravo ed io in coppia con “John” Turazza. La prova è stata caratterizzata da una tale sequenza di rovesciamenti di fronte con continui “sorpassi” da parte di questi tre equipaggi e conseguente modifica del vertice della classifica da renderla entusiasmante. Alla fine la spuntano, meritatamente, Tomsic-Mocilnick ma a me rimane il piacere di esserci stato da protagonista.
Da prodiere invece ricordo sicuramente il secondo all’Europeo assoluto di Oslo nel 2010 come anche il settimo al Mondiale del 2009 a San Diego. Nell’ultimo giorno di regate ad Oslo abbiamo avuto 3 prove con vento forte ed un tempo decisamente “scandinavo”, una fatica bestia, alla sera pensavo di essere stato investito da un TIR… Al di là di tutti i bei risultati conseguiti in sei anni di regate in giro per l’Europa quello che più vale però è la sincera amicizia che mi lega a Manu Hens.

AS: Hai regatato con molti prodieri. Tuo padre è stato un grandissimo prodiere. Tu stesso hai un palmares di risultati eccezionali a prua. Ci fai una carrellata dei prodieri che hai vissuto, con dei flash che facciano capire il mestiere di stare a prua?
EM: Solo per rispondere a questa domanda non basterebbe una settimana.
Gli anni passati a regatare con gli snipe ormai sono tanti e quindi ho avuto il piacere e la fortuna di regatare con moltissime persone, con tutti ho condiviso qualche cosa e spesso ho avuto l’opportunità di poter imparare da loro. Vorrei approfittare di questa occasione per ringraziare veramente tutti, anche quelli che per brevità sono costretto a non citare.
I quattro con cui ho regatato più a lungo arrivando a conseguire le soddisfazioni più grandi sono:
Giovanni “John” Turazza: Inarrivabile. Non me ne vogliano i prodieri e tattici di tutto il mondo ma per me John rappresenta il mito. A differenza di quasi tutti i prodieri di alto livello, che di solito vengono da un passato come timoniere, lui è un prodiere puro, nato e cresciuto con le scotte del fiocco in mano. Abbiamo condiviso degli anni bellissimi in cui penso di poter dire fossimo veramente performanti. Di lui ho sempre ammirato l’equilibrio sia nelle vittorie più eclatanti che nelle sconfitte più brucianti. Un suo insegnamento: “un bravo prodiere nel fare la tattica deve proporre le sue soluzioni e dimenticarsele un momento dopo averle trasmesse al timoniere”, non serve a niente recriminare quando ormai sei dalla parte sbagliata!
Stefano Longhi: Vulcanico.  Una forza della natura, bravissimo quando regatavamo insieme dodici anni fa ancora meglio ora dopo un lungo periodo da timoniere sempre ai vertici della ranking nazionale. Ormai è lui che mi “guida” in regata, io devo solo pensare a far correre la barca. Se solo avessimo qualche chilo (10…) in meno! A questo proposito un piccolo aneddoto: nel ’98 abbiamo iniziato a regatare assieme e lui “barava” platealmente sul suo peso. Una sera mi sono presentato alla porta di casa sua con una bilancia obbligandolo a pesarsi. Pesava almeno 4 kg. di più del “dichiarato”!
Francesca “Iosca” Cappello: Perfetta. Timoniera di altissimo livello soffriva, talvolta, di black-out dovuti alla troppa pressione. Da prodiera è diventata “la donna di ghiaccio”, sempre calma e padrona della situazione non sbagliava mai un colpo. Abbiamo fatto una stagione in cui abbiamo vinto TUTTE le regate a cui abbiamo partecipato. Unico neo il Campionato Italiano (dove appunto, per ragioni di lavoro, lei non c’era)
Sarah Barbarossa: Bravissima. Devo a lei l’ultimo titolo italiano vinto (a distanza di ben dieci anni da quello precedente). Da timoniera credo non abbia bisogno di presentazioni, è riuscita ad adattarsi allo stare a prua con una naturalezza tipica dei grandi.
Non posso non nominare ancora Martino Bolletti, Ondina Zago, Alessandra Papa, Laura Lantier, Ilario Larossa.
Regatare a prua è bello, mi diverte. Sarà perchè sono figlio di un grande prodiere e quindi è un “mestiere” che sento un po’ mio, sarà perchè da sempre sono convinto che si vince o si perde in due. L’incontro, peraltro casuale, con un grande quale Manu Hens  mi ha regalato, da prodiere, una serie di soddisfazioni cui mai avrei potuto immaginare soprattutto da “vecchio”. Una su tutte: andare sul podio di un europeo a 48 anni e vedere che quelli che occupavano gli altri gradini arrivavano a stento alla trentina, beh… non è male!
Un’altro Timoniere con la “T” maiuscola a cui sono orgoglioso di aver fatto la prua è Giorgio Brezich. Mostro di bravura oltre a campione di fair-play mi ha insegnato lo snipe e in seguito mi ha dato continui e preziosi consigli per rendere le nostre barche perfette sotto il profilo del regolamento. Assieme abbiamo regatato alcune volte, in particolare ad un Mondiale Master, ma da avversari ci siamo “scontrati” per anni, arrivando a giocarci dei titoli italiani per frazioni di punto. Mai una protesta, mai il più piccolo screzio. Da lui c’è solo da imparare….

AS: Il sito DB Marine è dedicato a tuo padre Sergio, che molti hanno conosciuto e il cui libro sullo snipe rimane un ricordo bellissimo per tutti. Hai anche regatato con lui. Ci racconti un aneddoto?
EM: Mio padre è stato il mio Maestro. Mi ha insegnato la vela e soprattutto il rispetto per gli avversari, tutti. Velista appassionato, aveva il mare nel sangue. Tra le sue peculiarità l’essere un tecnico sempre attento a qualsiasi novità proposta dal mercato o alle invenzioni di qualche regatante. Non c’era evento dove non si facesse il giro di tutte le barche per vedere se ci fosse qualche cosa di nuovo da cui poter trarre spunto.
Andiamo alla vigilia del Mondiale Master del 2004 a Bracciano. Mio padre di timone sullo Snipe ne aveva fatto poco e ormai da anni era passato al Dinghy 12′, barca per caratteristiche tecniche ben diversa dallo Snipe. Ho cercato di convincerlo a partecipare a questo evento, lui non voleva, e per prepararci siamo andati prima a Caldonazzo. Un disastro: molto indietro in classifica e siamo anche riusciti a rovesciarci durante una delle prove. Alla fine abbiamo deciso di provarci lo stesso, era già molto malato, ma la sua gioia nel salire sul podio della categoria Gran Master era quella di un ragazzino al primo risultato importante. E’ stata l’ultima regata che abbiamo fatto assieme. Un bel ricordo.

AS: Hai due figlie splendide e di età diverse; penso che il tuo lavoro ti porti talvolta a stare lontano da loro. La lontananza è più un problema da gestire o una motivazione per fare bene?
EM: Io direi entrambi, la lontananza va certo gestita, in maniera diversa però con Mathilda, la più piccola, che alle volte si vede costretta a casa con entrambi i genitori all’estero ed Alice, la più grande, che vedo troppo poco non solo a causa della vela. La motivazione a dare il meglio nel lavoro è certamente anche frutto di questa componente.

AS: Tua moglie Daniela è anche il “general manager”. Non vi ho mai visto regatare insieme ma sembrate molto affiatati. A lei piace la Caipirinha ed è stata promotrice della Peones Cup. Ha cambiato qualcosa in te?
EM: Beh, è normale che ad una con il 50% di sangue brasiliano nelle vene piaccia la Caipirinha (come anche il ballo), mi preoccuperei del contrario! Scherzi a parte la risposta è SI’, credo di poter dire che mi abbia cambiato un bel po’, in primis perchè la sua solarità ed ottimismo ben si contrappongono e smorzano il mio “pessimismo cosmico” e poi perchè mi ha fatto capire che la vela, perlomeno alla mia età deve essere un divertimento ed un piacere invece che uno stress per un risultato non conseguito… ne abbiamo già a sufficienza nella vita “vera” senza doversi preoccupare anche del perchè ad un certo punto della regata sono andato dalla parte sbagliata. Sotto questo profilo devo dire che mi ha insegnato molto.
Una frase, presa a prestito da Xandi Paradeda e che usa spesso è “quando o sol abaixa nao se fala mais de barcos” (quando il sole cala non si parla più di barche). Non è male, aiuta a staccare la spina.
Il fatto di non averci mai visto regatare assieme (nella realtà un paio di volte è successo…) è una scelta di entrambi. Famiglia e lavoro assieme… anche la barca proprio no!

AS: C’è un messaggio che vuoi mandare al mondo dello snipe?
EM: Regatiamo con una barca che può piacere o no però è da sempre fucina di grandi campioni, la barca si presta sia a regate di circolo da poter fare con l’amico/a non particolarmente esperto come a Campionati dove il livello è siderale. E’ diffusa in tutto il mondo come poche altre classi, all’estero è riconosciuta per quello che vale molto di più che in Italia. Abbiamo un regolamento di classe che (da costruttore di altre classi parlo per esperienza) può sembrare complicato ma in realtà è fatto veramente bene, garantisce una giusta monotipia senza andare in cerca di cavilli inutili. Oltre a questo lo spirito dei regatanti a terra predilige  la parte ludica al serrato professionismo di altre classi…. abbiamo tutto, non roviniamo il giocattolo con  polemiche idiote che non fanno bene al nostro movimento.

AS: grazie, davvero.