Con la beccaccia è stato un colpo di fulmine. Ricordo bene, era un bel sabato pieno di sole a fine ottobre del 2011, sulla spiaggia di Anzio. Girovagando tra i circoli abbiamo notato due ragazzi (Ruben e Davide) con le mute ancora bagnate che stavano disarmando una deriva. Le vele al vento, la luce dorata, il profilo nobile ed è stato subito amore. Abbiamo fatto ai giovanotti un terzo grado nei primi 5 minuti di conoscenza. La chiacchierata è finita con un invito per il giorno dopo visto che si sarebbe regatato per la prima prova dell’invernale. Eravamo da tempo in crisi d’astinenza da barca dato che la nostra era in Grecia e avevamo deciso di acquistare una deriva per consolarci un po’. Per documentarci, fiduciosi, eravamo stati al Salone Nautico di Genova ma di derive ce ne erano poche e ancora meno c’era chi fosse disposto a spiegarci qualcosa e a perdere un po’ di tempo con noi.
La domenica ci siamo presentati alla Lega Navale di Anzio dove rapidamente abbiamo fatto conoscenza con la “flotta”. Il magnifico, vanda, passerottino, ivo, ciccio, i neuroni, macca, era tutto un turbinare di soprannomi indice dello spirito goliardico che regnava.
Lì, dopo le presentazioni, veniamo a conoscenza che era in vendita uno Snipe glorioso, “uno macello ex panza de cane ex Sambora” un Lilia vincitore di qualche campionato italiano con Enrico Solerio. Ciccio e Andrea Lubrano, come al solito molto pratici, appena tornati dalla regata ci invitano a un giro di prova. Già dall’avamporto mollano la mazza del timone e ci inondano di consigli, virate, strambate, pesi, ghinda, vang. Tutto ruota in testa come in una lavatrice in centrifuga a 1000 giri. Il ghiaccio era rotto, decidiamo per l’acquisto e battezziamo la nostra beccaccia “Pe pazzià” (per giocare). La cosa più incredibile fu che tutti i nuovi amici ci consigliarono di iscriverci al campionato invernale e iniziare subito a regatare. A noi sembrava impossibile visto che i ricordi più recenti di una deriva risalivano a trenta anni prima su un Caravel di una scuola vela. Regate sui cabinati tante ma derive o barchini, come li chiamiamo noi, meno che zero.
La sera a casa e per le due settimane seguenti è stato tutto un navigare sui siti Internet che parlavano di Snipe i cui link con tutte le spiegazioni e le differenze, ci furono forniti da Andrea Lubrano che con le sue aluccie da passerotto ci ha “svezzato” alla navigazione virtuale ma tantissimo anche a quella in acqua salata e dolce. Devo dire che, solo grazie alla collaborazione di tutti nessuno escluso della classe ci siamo buttati nella mischia a testa bassa.
Ricordo che con Angela se ne parlava spesso. Ma come è possibile ci dicevamo questo clima di solidarietà, pazienza, disponibilità con gli ultimi arrivati nonché i maggior rompiscatole? La prima centratura con Ivo che dava letteralmente i numeri, Rake, tip to tip, tensione sartie, ghinda, pre-bend . E poi subito dopo armare la barca e altre tremila domande a destra e sinistra. Cercavamo con Angela di assorbire tutte le informazioni possibili e alla fine della prima regata già mi allooppavo sulla lunghezza dello stroppino sulla penna del fiocco aderendo da subito alla filosofia dello Snipe. Il supporto dei compagni di merenda è stato totale. Non solo sulla tecnica e sulle regolazioni ma anche sulla logistica, sulle vele, sui carrelli stradali, sull’associazione alla classe alla vigilia della prima Nazionale di Anzio, sull’assicurazione e su mille altri aspetti. Per circa sei mesi qualsiasi regata fatta il risultato non cambiava, ultimi con il gommone pazientemente ad aspettarci per poter togliere le boe e rientrare in porto. La preoccupazione di arrivare almeno entro quindici minuti dal primo ed essere classificati, l’affollamento degli spogliatoi pieni anche di tutti i ragazzini dei 555 che si stavano già asciugando i capelli. La prima scuffia, indimenticabile, a febbraio con trenta minuti passati nell’acqua gelida prima di raddrizzare la beccaccia e l’orgoglio della seconda quando i minuti si ridussero a tre. E’ vero che ce l’abbiamo messa tutta per migliorare ma senza l’aiuto anche psicologico di Ivo, Ciccio, Andrea, Eugenia, Marco, Ruben il loro saper ascoltare, pazienti dandoci suggerimenti, consigli, rassicurazioni non credo che saremo andati avanti.
Finalmente poi, a Rimini nella seconda nazionale, a Caldonazzo, Talamone Bracciano sud-europeo siamo riusciti a vedere nelle classifiche un po’ di passi in avanti. Merito anche dei tanti consigli ricevuti. Ricordiamo ancora i suggerimenti di Enrico Michel, pluricampione italiano, appena rientrati a terra da una regata del SudEuropeo. “Non ci siamo proprio” esordì ma subito dopo ci snocciolava i 4 punti che dovevamo correggere. La mattina dopo ce lo vediamo arrivare alla barca pronta sul piazzale e si mette a fare la centratura con noi. Impagabile.
La svolta vera, sia nella conduzione che nella messa a punto è stato il clinic di fine estate con Enrico Solario su iniziativa della flotta. Non ringrazieremo mai abbastanza Ivo, Eugenia, Silvia, Ciccio per il lavoro organizzativo necessario all’evento ed Enrico Solerio per la pazienza e disponibilità. Riteniamo con Angela, da neofiti della classe, che eventi del genere siano molto efficaci specialmente per chi inizia, più di qualsiasi altra cosa. Si eliminano difetti nelle manovre, si imparano tecniche di conduzione ad alto livello tipiche di chi eccelle nella classe, si sta 8 ore in acqua e soprattutto ci si concentra sulle cose veramente importanti.
Un altro aiuto fondamentale ricevuto dalla flotta è stato quando, a dicembre 2011, Giampiero Poggi e Ivo Gattulli si sono resi disponibili ad imbarcarci come prodieri, non in un allenamento ma in una regata!
Poter osservare in barca le scelte tattiche, il controllo degli avversari, lo stile di conduzione e l’impostazione delle manovre di chi ne sa più di noi ci ha aiutato moltissimo. Questo da parte di Giampiero e Ivo, è stato un gesto che dimostra di che tempra sono fatti gli snipisti tenendo conto che per farci crescere hanno sicuramente rinunciato a punti in classifica.
Ultimo punto che a noi, non avendo ancora un carrello stradale, ha consentito di poter fare molte regate nazionali è stata la disponibilità di alcuni snispisti della IV zona cito Ivo, Andrea, Claudio Ciufo a prestrarci il loro.
A consuntivo, dopo un anno nella classe, abbiamo osservato tanto attivismo.
Sui campi di regata, a terra, nei trasferimenti, attorno ai tavolini di bar, pizzerie, ristoranti. C’è sempre voglia di stare insieme, di scherzare con reciproche prese in giro commentando gli episodi della giornata e sdrammatizzando i risultati sia positivi che negativi. Ecco è tutto questo che secondo noi ci ha consentito di superare tutte le difficoltà iniziali nel pieno spirito del motto della classe Snipe. “Serious sailing Serious fun”.
