
Non è un refuso. Dopo 45 anni di regate e innumerevoli campionati europei vissuti da “dentro” e qualcuno visto da “fuori”, per la prima volta ne ho visto uno da “dietro”. In pratica, dal lato organizzativo.
Il rappresentante SCIRA, se si leggono tutte le regole di classe, in fondo non ha molti compiti: deve essere consultato dal PRO in alcuni casi di applicazione delle Rules of Conduct. Tutto sommato poca roba.
In realtà per oltre otto mesi sono stato coinvolto in ogni aspetto dell’organizzazione, dal logo al bando di regata, dalla ricerca degli ufficiali e dei giudici di regata alle taglie delle magliette, dall’organizzazione delle stazze alla ricerca del fotografo, dai contatti con i segretari nazionali al rispondere alle richieste più disparate dei concorrenti.
In pratica un’interfaccia tra Circolo organizzatore e Classe.
Di fronte ho trovato un circolo ben organizzato, con compiti suddivisi al suo interno, con la massima disponibilità ad accogliere le richieste della Classe, con una notevole esperienza nell’organizzare manifestazioni di alto livello e tanti volontari a dare una mano. Unico problema, gli spazi, condivisi (parola un po’ grossa, forse è meglio usare suddivisi) con il Marina di Bogliaco, non molto disponibile a concedere i suoi anche in occasioni come questa.
Avevo previsto (e sperato) in una partecipazione di 80-90 barche, sia per gli spazi a disposizione sia perché ho sempre odiato le regate in batterie, e 90 barche sono il limite massimo per decenti partenze uniche.
Gli 84 iscritti sono stati esattamente quanto auspicato, anche se a dire il vero mi sarei aspettato meno spagnoli e molti più italiani, che hanno così perso l’occasione (disertando anche il test event) di confrontarsi con una quantità di campioni che mai più per anni avremo l’opportunità di vedere tutti assieme in Italia in una regata open.
Il tempo non ha certo aiutato lo svolgimento delle regate: il caldo fuori dal comune, con temperature oltre i 35°C e zero termico fino a 4500m, ha in parte condizionato la regolare alternanza dei venti tipici del Garda, costringendo il CdR a lavorare in recupero. Una sola prova, con Ora molto debole, nella prima giornata, tre al mattino nel secondo giorno, con l’ultima finita con il Peler praticamente morto, due prove sempre la mattina il terzo giorno, di cui una annullata dalla Giuria per un giro di vento durante la prima bolina, due il quarto con un inedito vento da perturbazione in avvicinamento e, purtroppo, pioggia il quinto, che si è concluso anzitempo per un’allerta arancione emessa dalla protezione civile che ha costretto il CdR ad issare N su A alle 14.
Tante partenze con bandiera nera come mai visto prima, ma con tante barche devo ammettere che a volte è necessaria. Detto francamente, quando le barche escono dalle estremità è colpa del CdR, ma quando escono dal centro chi sbaglia (o forza) sono i concorrenti. A Gargnano abbiamo visto entrambe le situazioni e trovo che la soluzione adottata dalla Classe, in deroga alle RRS, sia azzeccata: flotte sopra le 45 barche, solo dopo due richiami ed ad ogni nuova prova si ricomincia con le procedure standard.
Tante anche le proteste tra concorrenti e tra concorrenti e CdR, cosa di solito rara, e in questo caso sempre per lo stesso motivo: la regola RoC 5 (in pratica la variazione della direzione del vento dopo la partenza).
Come SCIRA Rep sono stato chiamato direttamente in causa, anche come testimone, e quindi non entrerò nel merito. La Giuria ne ha respinta una, accettata un’altra, ha respinto una richiesta di riapertura da parte di 25 concorrenti sulla prova annullata. La vicenda, conclusa dal punto di vista formale in quanto le decisioni della Giuria internazionale sono inappellabili, ha ancora degli strascichi perché molti concorrenti stanno chiedendo le motivazioni dell’annullamento della prova.
Su questo mi sento di fare un solo commento: la regola, che è della Classe Snipe e che modifica le RRS, si presta ad interpretazioni soggettive e a forzature da una parte e dall’altra e credo che sarebbe opportuno che fosse meglio dettagliata se non altro sulla linea che già la classe adotta per il limite dell’intensità del vento.
Le stazze in questo tipo di manifestazioni sono uno dei punti deboli per la quantità dei controlli da fare e per il tempo a disposizione. Ancora una volta il suddividere le verifiche in due momenti (uno nella nazione di appartenenza e uno in loco) ha facilitato il compito degli stazzatori, grazie anche ai volontari che si sono resi disponibili ad aiutare: Pino Borghese e Silvio Cabrini su tutti, ma anche alcuni concorrenti e i ragazzi del circolo. Credo comunque che una svolta radicale sia necessaria. È pur vero che da molti anni le barche sono costruite con alcune misure quasi standard, che molti controlli sono ormai superflui, che effettivamente sono poche le cose che si tramutano in reali vantaggi per gli equipaggi, ma qualche modifica, semplificazione o addirittura eliminazione di regole non verificabili andrà sicuramente fatta. In primo luogo, secondo me inderogabile, l’adesione al programma In House Certification di World Sailing per la certificazione delle vele ad opera del produttore, che ridurrebbe del 40% il tempo da dedicare ai controlli preventivi.
E le regate?
La cronaca delle regate va chiesta a chi le regate le ha fatte o la si legge su snipe.org..
Da “dietro” non si vede che molto poco, si rimane fermi per ore, non si è in grado di apprezzare la regata se non ai giri di boa, è difficile capire quello che succede, a meno che le cose non siano macroscopiche, si passa il tempo a misurare intensità e direzione del vento, guardare le nuvole, il radar quando si avvicina una perturbazione, cercare di capire quanto durerà ancora il vento… Alla fine è meglio, molto meglio, essere “dentro” il campo di regata.
Antonio Bari
