Antonio Bari e le stazze al Mundial

bari antonioSon stati tre giorni intensi di stazze, per la prima volta ad un mondiale di snipe sono stati raggiunti gli 80 iscritti, segno che la formula che permette di riassegnare i posti non occupati dagli aventi diritto funziona molto bene. I brasiliani si sono auto limitati a 18 imbarcazioni, altrimenti avrebbero ovviamente riempito in un attimo tutti posti liberi, non occupati soprattutto dagli europei che si sono presentati a ranghi veramente ridottissimi. Notevole è anche la presenza di argentini, giapponesi e spagnoli.  A mio avviso, per un campionato del mondo, questa è la formula migliore: da un lato costringe le nazioni ad una selezione degli equipaggi, dall’altro permette comunque di non ridurre le regata ad un ritrovo tra pochi intimi.
Devo dire che, malgrado l’inusuale numero di iscritti e la gran quantità di barche in affitto, non ci sono stati grandi problemi nei controlli. Le vele sono filate via lisce con solo un paio di stecche troppo lunghe ed una randa con la tasca della stecca alta fuori posizione. Il nuovo sistema di misurazione, che pare sia alla base dei software di progettazione, ha fatto sì che tutte le vele presentate fossero nei limiti del regolamento.
Per quanto riguarda le barche abbiamo trovato due timoni troppo piccoli, qualche striscia mal posizionata su alberi e derive, due Sidwinder che non raggiungevano il peso minimo (a causa dell’utilizzo della drizza del fiocco tessile), alcune barche sottopeso, due senza la zavorra segnata sul certificato a cui è stato rifatto il MOI e due barche con la cassa di deriva che non raggiungeva l’altezza minima prescritta. Tutto considerato, cose facilmente risolvibili che sono state sistemate in poco tempo.
Nel campionato juniores abbiamo assistito ad un monologo dei brasiliani con l’unico inserimento esterno significativo di un equipaggio giapponese al secondo posto. C’è da dire che dalla Spagna non si è visto praticamente nessuno e le altre nazioni hanno schierato equipaggi pur bravi ma di livello decisamente più basso. Il motivo è uno solo: in Brasile l’attività giovanile di snipe è estremamente sviluppata, dopo l’optimist il passaggio al laser è proibitivo per motivi di costi (lo snipe costa la metà!) e perciò la selezione è durissima; chi emerge è veramente bravo. Negli altri stati la situazione è più o meno come da noi, i giovani si dedicano ad altre barche poi, a meno che non siano bravissimi e si dedichino alla vele in modo professionale, smettono e se va bene ritornano dopo i 30 anni.
La riunione dei segretari nazionali è stata incentrata proprio su questi argomenti, sul trovare la strada migliore per attirare nuovi velisti sullo snipe.
Ovviamente i problemi sono diversi a seconda del contesto: in sudamerica lo snipe fa parte delle maggiori competizioni internazionali e quindi attrae anche nazioni finora non contaminate dalla febbre snipistica (come Ecuador e Peru) pur se le difficoltà non mancano, in Giappone lo snipe è nuovamente la barca per l’attività universitaria e quindi con la prospettiva di un ritorno ai fasti del passato (una decina di anni le barche iscritte erano 1000), gli USA sono un’incognita, il segretario nazionale è stato molto positivo, fatto sta che sono state perse il 50% delle barche in pochi anni e sarebbe bello sapere perché e dove siano finite. Interessanti gli interventi di Soubie (Argentina) e Haga (Norveglia), due paesi un tempo fortissimi che hanno passato una recente crisi molto profonda. Entrambi hanno evidenziato che la rinascita dello snipe nei loro paesi ha potuto realizzarsi (anche se la strada per tornare ai livelli di un tempo è ancora lunga) grazie ad un maggior lavoro dei capitani di flotta che hanno puntato tutto sull’attività locale per attrarre nuovi velisti e creare una base da cui cominciare a ricostruire  la classe. Per noi, che una  crisi del genere fortunatamente ancora non abbiamo, ma che ci si sta prospettando (purtroppo i numeri parlano) potrebbe essere una via da seguire per non finirci dentro.
Domenica era in calendario la riunione del Board, che è in corso mentre sto scrivendo. Non dalla sala in cui si svolge, come sarebbe stato normale e doveroso, ma dall’aereo che mi riporta a casa. Purtroppo per una serie di malintesi organizzativi le due cose hanno finito per coincidere; la riunione del Board non è stata spostata e il mio biglietto, per problemi di budget, non è stato cambiato. Sarà un board in cui si voteranno parecchi cambiamenti delle regole di stazza (ad inizio del 2014 entrerà in vigore il nuovo regolamento secondo il formato ISAF) in cui non sarà presente il chairman del technical committee per illustrarle nei dettagli, e questo non depone a favore di scelte perfettamente consapevoli, visti i precedenti. Per aiutare i governatori nel loro lavoro, oltre al report sulle proposte presentate, mi sono premurato di inviare loro, prima di partire, un promemoria su alcuni punti che ritengo importanti. Speriamo che sia servito. Lo saprò al mio arrivo a Roma.