Europei, un commento di Bari

Cervia mi ha stupito.

Non avrei scommesso un soldo bucato di trovare vento a ferragosto. Mi immaginavo di dover passare il tempo in attesa di una leggera brezzolina dal mare. Di fare regate stiracchiate, al limite della praticabilità, con boline di 500 metri per restare nel tempo limite.

E invece no. Il levante l’ha fatta da padrone, e il campionato europeo è filato via liscio con regate perfette. Gli allenatori lamentavano alla sera mal di testa per la difficoltà del campo, con corrente, vento oscillante non prevedibile, difficoltà nel dare consigli agli atleti, ma in fondo il succo della questione non era un granché: il vento veniva tra 70 e 100 gradi, con più pressione a sinistra, quindi bolina in centro sinistra virando sugli scarsi e tenendo i buoni, arrivando in boa 100 metri sotto la layline, poppa con vento più da nord est bordo a destra, con vento più da levante se ne poteva discutere e strambare sulle oscillazioni o cercare le raffiche. I bravi l’hanno capito dopo il primo giorno, gli altri hanno continuato a cercare la rotazione a 120 gradi che non è mai venuta.

Chi ancora non ha capito perché non siamo usciti il secondo giorno sono gli spagnoli. Bisogna giustficarli, in fondo. Sono usciti gli optimist e i laser 4,7 e noi, che eravamo lì a fare un europeo, a guardare. Gliel’hanno spiegato, ma ancora non ci credono, perché per molti di loro quel vento e quelle onde sono il pane quotidiano.

Cervia mi ha stupito.

Mi aspettavo un ferragosto pieno zeppo di gente, calca sulla spiaggia, liti con i bagnati per mettere le barche in acqua, investimenti di nuotati al rientro, zero parcheggi, vigili in agguato con il blocchetto delle contravvenzioni.

E invece no. Tanta gente, ma non troppa, lettini-sdraio-ombrelloni-materassini a go go, ma i turisti sono stati discreti, ci hanno osservati, hanno chiesto informazioni e si sono tenuti in disparte e non sono stati invadenti. I parcheggi c’erano, la zona era transennata e ho anche potuto tenere il camper a due passi dal circolo, cosa che ormai in Italia è una utopia.

Cervia mi ha stupito.

Pensavo: “in Italia e in estate verranno in tanti e da tutte le nazioni”.

E invece no. Poche barche e poche nazioni. Per ritrovare numeri così bassi bisogna tornare indietro di quasi 30 anni, anche se, bisogna essere sinceri, più di 56 barche non si sono mai viste nenche negli anni d’oro. Forse il periodo non era quello migliore, probabilmente la crisi ha giocato molto se nonsi sono visti concorrenti da Croazia, Francia, Regno Unito, Portogallo e Svezia e da molti altri Paesi sono venuti in meno del consentito. Forse si potrebbero rivedere le regole organizzative perché con i costi che ci sono avere poche barche sulla linea di partenza non fa piacere a nessuno e, d’altro lato, chi organizza per trovare fondi deve mettere sul piatto della bilancia numeri consistenti.

Cervia mi ha stupito.

Ero venuto solo per il Piada, due o tre volte negli anni passati. Un tripudio di attività, gentilezza, accoglienza, disponibilità.

E invece no. Gli snipe sembravano ospiti tollerati. Non c’erano strisce su cui far passare i carrellini per metà della spiaggia e si affondava nella sabbia, le barche della scuola vela ingombravano il bagnasciuga e guai spostarle, solo due manichette per lavare le barche, prezzi al bar del circolo esorbitanti, nessun happening durante la settimana, a metà della premiazione, durante il buffet, gli inservienti del ristorante a farsi largo tra i regatanti per sistemare i tavoli per la cena. Alle 7 di sera non c’erano più nemmeno le classifiche esposte, tutto cancellato, rimosso. Siamo passati come una meteora, come un male inevitabile. Siamo passati, ma nessuno si ricorderà di noi.

Antonio Bari