Antonio Bari spiega il suo metodo per mettere a punto la barca

(articolo apparso sul numero 2/2006 di Snipe News)

Il pezzo che segue è l’ideale continuazione dello splendido volumetto scritto da Ivo Gattulli (che ringrazio infinitamente per aver fatto una cosa che avrei voluto fare io da anni, ma che non avendo il tempo e il suo talento non ho mai potuto fare) dal titolo “Snipe for Dummies”. Le poche righe che ho buttato giù un po’ in fretta sono un passetto in avanti rispetto a quanto ha scritto Ivo e, che ci crediate o no, rappresentano fedelmente il criterio che ho utilizzato per centrare il mio 30009, del quale ho preso le misure solo in ottobre, quando è stato il momento di montare un vecchio albero raddrizzato alla bell’e meglio per fare gli allenamenti e le ultime regate della stagione (e non affaticare quello nuovo).

Molti, moltissimi anni fa, ho scritto qualche articolo sulla centratura dello snipe che ancora oggi, malgrado il tempo passato, è ancora valido e può essere utile per molti che si avvicinano alla classe. Richieste sempre più insistenti mi spingono ora ad aggiornare quegli scritti, anche perché, se non stravolte, alcune cose sono con gli anni cambiate.

Questa volta però il mio approccio sarà diverso. Se non avete tempo, se uscite in barca solo raramente, se non avete nessuno con cui confrontarvi in acqua, lasciate perdere le righe che seguono perché non fanno per voi. Utilizzate invece le ottime guide alla centratura offerte dalle varie velerie, che sono un eccellente punto di partenza (e non solo un punto di partenza, c’è chi si è vinto campionati di alto livello utilizzando la centratura standard della propria veleria).

Se invece siete disposti a dedicare più tempo in acqua sulla barca, se avete interesse a capire più in profondità lo snipe e non avete intenzione di passare i pomeriggi con cordella metrica e tensiometro a terra, andate pure avanti. Qualche spunto interessante lo potrete trovare.

La prima cosa da sapere è che, per mettere a punto uno snipe, cordella metrica e tensiometro sono inutili. Servono solo per replicare la vostra centratura su un’altra barca, nel caso che abbiate necessità di cambiarla. Il perché è presto detto.

L’albero dello snipe è molto flessibile. Non vi spiego perché, prendetelo come un dato di fatto: è flessibile perché serve che lo sia. Qualche albero lo è di più (come il Proctor), qualcuno di meno (come i vari Sidewinder, junior escluso), ma le cose in sostanza non cambiano. Essendo così flessibile, quando flette la sartia sottovento va presto in bando, e a quel punto si perde il pieno controllo sulla catenaria del fiocco. Va da se che per questo motivo le vele dello snipe sono un compromesso, sono quindi una forma “media” tra quella che dovrebbe essere e quella che in realtà è, e quindi la centratura della barca è sempre un’approssimazione. Se le sartie sono un po’ più o meno tese, se le crocette sono un po’ più o meno aperte o lunghe, se il rake (la parola fa un po’ schifo ma rende l’idea) è un po’ più o un po’ meno basso, purché i vari parametri siano logicamente connessi uno con l’altro, la barca va.

Quindi armatevi di metro flessibile (2m è sufficiente) e procedete.

Un tempo si iniziava con la misura della posizione del piede dell’albero, una cosa complicatissima che fortunatamente ora non si fa più. Il piede sta sempre nello stesso posto, intendiamoci: se avete una barca usata lasciatelo dov’è, se la barca è nuova mettetela in bolla (la cassa di deriva è parallela all’acqua) e verificate che la parte anteriore dell’albero quando è verticale tocchi la parte anteriore della mastra. Se la barca è in stazza, a quel punto siete sicuri che l’albero è a posto.

Il passo successivo è quello più delicato, l’unico per cui vi serve veramente un metro: la misura delle crocette.

Questo è il parametro attorno al quale gira tutta la messa a punto della barca: a seconda della vostra scelta, tutte le altre misure devono essere regolate di conseguenza. Innanzi tutto mettete mano al portafoglio: i soldi risparmiati con tensiometro e cordella li potete investire in un bel paio di crocette Proctor, che hanno la doppia regolazione: lunghezza e apertura. Nel regolare la lunghezza delle crocette dovete tenere in conto due regole fondamentali: la prima è che più a prua è l’attacco delle sartie, più corte devono essere le crocette; la seconda è che più sono lunghe le crocette meno si devono tesare le sartie per raggiungere la preflessione dell’albero consigliata dalla vostra veleria per la centratura della barca. E di questo ne riparleremo molto ampiamente più avanti.

E qui, mi direte, le cose si sono fatte più complicate. Le variabili adesso sono due, posizione delle sartie e lunghezza delle crocette, ma non c’è niente da fare, il problema va affrontato e risolto. Come regola, più avanti sono le sartie e meno è sostenuta la drizza del fiocco (c’è un angolo minore tra sartie e drizza), ma maggiore l’angolo che può avere il boma in poppa. In pratica, è svantaggioso con vento forte e vantaggioso con vento leggero: decidete voi quali sono le condizioni medie in cui regalate abitualmente e fate la vostra scelta, tenendo presente che molti equipaggi, invece di regolare la tensione delle sartie all’aumentare del vento, spostano semplicemente l’attacco verso poppa. Sul sito della classe troverete sicuramente almeno un mio precedente articolo che affronta l’argomento più in dettaglio.

Per tornare alla vostra barchetta, c’è un limite imposto dalla stazza sulla posizione delle sartie: a spanne il foro più a prua dei Persson è il punto più avanti possibile e sta a circa 166 cm dall’attacco della drizza del fiocco a prua. La tendenza attuale è di fissare le sartie al primo o al secondo foro da prua.

Scelto il punto di attacco, non resta che decidere la lunghezza delle crocette. E qui vi do un aiutino, altrimenti rischiate di perdere un sacco di tempo, e certamente è più bello navigare che preoccuparsi delle crocette. Se avete deciso di fissare le sartie al primo foro, iniziate con crocette di 42 cm, mezzo centimetro più, mezzo centimetro meno, ricordandovi che più sono lunghe le crocette meno dovrete tesare le sartie per raggiungere la preflessione desiderata (e quindi, a parità di tensione, l’albero flette di più). Ancora una volta, la scelta è dettata dalle condizioni di vento che incontrate: vento leggero crocette più corte, vento forte crocette più lunghe. E il peso dell’equipaggio? Lo so che questa affermazione susciterà stupore, ma è quello che penso e ve lo dico: la lunghezza non è particolarmente importante in questo caso, lo è molto di più l’apertura; in ogni caso, dato quanto detto sopra, più siete leggeri più lunghe dovete lasciare le crocette. Il discorso è ampio e lo affronteremo in dettaglio in altro momento.

Allora parliamo di apertura di crocette, direte. E parliamone. Nello snipe è d’uso, da sempre, misurare la distanza tra le punte delle crocette per determinare l’angolo effettivo in cui le crocette si bloccano nel portacrocette e quindi iniziano a limitare la flessione dell’albero. Va da sé che questa è una misura assolutamente relativa, perché dipende soprattutto dalla lunghezza delle crocette e dalla posizione dell’attacco delle sartie. Maggiore la lunghezza e più a prua l’attacco, per ottenere lo stesso angolo di blocco maggiore dovrà essere l’apertura delle crocette. Capirete anche voi che ce n’è abbastanza da creare confusione anche ad un ingegnere. Io infatti uso un sistema empirico basato sull’esperienza e le prove effettuate, ma che funziona bene: con il fiocco issato e la ghinda tesata spingo la leva al massimo della flessione dell’albero con poco vento (circa 2 cm a prua del segno neutro, che vedremo più avanti): a quel punto le crocette devono essere bloccate e non avere movimenti verso poppa. Se non lo sono, o se la sartia fa un angolo perché si bloccano prima, regolo la vite e riporto l’angolo a quello desiderato. Naturalmente questa è una misura assolutamente media, forse le crocette sono troppo chiuse per vento leggero e sono certamente aperte per vento forte, ma per noi che pesiamo 137 kg e non abbiamo voglia di regolarle tutte le volte va bene. Tra l’altro, questo è l’unico sistema che garantisce la simmetria dell’apertura delle crocette, tutti gli altri sono empirici.

Da quello che ho scritto tutti ormai avrete capito che questa è la regolazione fondamentale a seconda del peso dell’equipaggio, e tutti avrete capito che minore è il peso dell’equipaggio minore sarà l’apertura delle crocette. Cambiano le cose in base all’albero? Un po’ si: il Proctor è più flessibile e quindi chiede crocette leggermente più corte e aperte del Sidewinder. Ma quanto si devono accorciare/allungare/aprire/chiudere le crocette? Per un dato peso e un dato vento, come devono essere regolate esattamente? Questo non sarò io a dirvelo (vi sto appunto spiegando come centrare la barca senza strumenti), ma sarà la vostra stessa barca, quando vi deciderete a capire che la cosa più importante è navigare (ascoltando quello che vi dice), piuttosto che prendere misure. Decisa la regolazione delle crocette, il più è fatto. Non scherzo, è vero, avete quasi finito la messa a punto a terra.

Non vi resta che infilare l’albero nella mastra, appoggiarlo sul perno nella scassa, fissare le sartie nel foro che avete precedentemente individuato, issare il fiocco e tesare la ghinda. Fate i controlli di cui sopra (apertura delle crocette) e siete pronti ad affrontare l’ultimo scoglio: quanta preflessione devo dare all’albero?

Esattamente quanto dice la vostra veleria, e non c’è motivo per fare diversamente. Ogni vela è costruita con una filosofia differente, è più o meno lavorata su ferzi e sul giro d’albero per ottenere la forma migliore (vi ricordate che le vele sono un compromesso?) e quindi per ogni veleria ci sono preflessioni diverse. In media (IN MEDIA!) una preflessione corrispondente al diametro del tangone (così non siete costretti a salire sull’albero per misurarla) è un buon punto di partenza. Naturalmente vi accorgerete che se avete crocette lunghissime e sartie attaccate in avanti, con pochissima tensione della ghinda otterrete subito la preflessione voluta, mentre se le crocette sono cortissime e le sartie attaccate indietro dovrete tirare molto di più. Cambia qualcosa? Certo che cambia: con tensione maggiore la sartia sottovento andrà in bando più tardi e sarà possibile controllare meglio la forma delle vele con vento medio/forte, mentre con tensione minore sarà più facile regolare le vele con vento medio/leggero. Nel primo caso ci sarà da lavorare molto per far assumenre alle vele una forma decente con vento molto leggero, nel secondo sarà necessario tesare maggiormente le sartie per controllare le vele con vento forte. Anche qui il punto di partenza, la vostra “centratura personale”, dipende dalle condizioni medie in cui regatate. L’Italia non è la Norvegia e non c’è da stupirsi che ci siano differenze di messa a punto tra i regatanti dei due Paesi. E come la mettiamo con il peso dell’equipaggio? Un equipaggio leggero è meglio che abbia sartie più tese o meno tese? La risposta è complessa e vediamo di ragionarci su un po’.

Se siete leggeri (diciamo meno di 130 kg) probabilmente avrete le crocette un po’ più lunghe e un po’ più chiuse. Questo significa che per avere la preflessione necessaria le vostre sartie saranno un po’ meno tese. Da quanto abbiamo detto prima la regolazione della barca sarà più facile con vento medio leggero, ma un po’ più critica con vento forte. Se siete leggeri quello che volete è sfruttare questa caratteristica con vento leggero e cercare di tamponare con vento forte. E ci riusite benissimo. Unico dilemma: cosa fare con vento forte? Non è lo scopo di queste righe addentrarsi nelle regolazioni (lo farò in un prossimo articolo), ma ancora una volta navigare vi aiuta. In linea teorica, all’aumentare del vento aumenta la flessione dell’albero e si “allunga” la sartia sopravvento. Soprattutto se le crocette sono molto chiuse l’albero tende a flettere sottovento, rendendo più agevole portare la barca. Ma se questa maggior facilità si traduce in una drastica perdita di angolo di bolina, a quel punto giova iniziare a tirare un po’ le sartie. Quanto si devono tirare lo si scopre solo navigando e provando, ma sappiate che nessuno le tira mai più di un foro della landa.

Una volta tesata la ghinda, potete issare la randa. Non serve tanto misurare la distanza tra punta d’albero e specchio di poppa. Non preoccupatevi troppo dell’inclinazione dell’albero. Comunque lo mettiate ci saranno dei pro e dei contro. Partite con il boma leggermente più alto a poppa che verso prua, in modo che, con circa 4-5 m/sec., cazzando scotta e vang, diventi più o meno parallelo all’acqua. Ancora una volta navigare vi sarà di aiuto e, in base alla vostra sensibilità e attrezzatura (albero, vele, peso equipaggio) potrete regolare meglio l’inclinazione. A questo punto non vi resta che segnare ai lati della mastra la mezzeria dell’albero con un riferimento in coperta (il famoso “punto neutro”) e siete pronti per uscire. Cosa fare e come comportarsi in acqua lo vedremo la prossima volta.